Trapianto di capelli Il trapianto di capelli è un intervento di chirurgia che consiste nel trasferire i follicoli piliferi da un’area donatrice, generalmente la parte posteriore o laterale del cuoio capelluto, alle zone interessate da diradamento o calvizie. L’obiettivo è ripristinare la densità dei capelli e ottenere un risultato naturale e armonioso, utilizzando i follicoli del paziente stesso. A cosa serve? Il trapianto di capelli può essere indicato per: Trattare la calvizie androgenetica maschile e femminile in pazienti selezionati. Correggere l’arretramento dell’attaccatura frontale. Ripristinare la densità nelle zone diradate. Riempire aree del cuoio capelluto prive di capelli. Correggere alcune cicatrici che impediscono la crescita dei capelli. Ricostruire, in casi selezionati, sopracciglia e barba. Tecniche principali 1. Tecnica FUE (Follicular Unit Extraction) Prevede il prelievo delle singole unità follicolari direttamente dall’area donatrice, attraverso strumenti di piccolo diametro. I follicoli vengono successivamente impiantati nelle zone interessate dalla calvizie. Non comporta una cicatrice lineare, ma può lasciare minuscole cicatrici puntiformi. 2. Tecnica FUT (Follicular Unit Transplantation) Consiste nel prelievo di una sottile striscia di cuoio capelluto dalla zona donatrice. Da questa vengono ricavate le singole unità follicolari, che vengono poi impiantate nell’area ricevente. Può lasciare una cicatrice lineare nella zona del prelievo. 3. Tecnica DHI (Direct Hair Implantation) È una modalità di impianto nella quale i follicoli vengono inseriti mediante uno speciale strumento impiantatore. Può essere utilizzata nell’ambito di un prelievo FUE e non rappresenta una tecnica di prelievo alternativa. Come si svolge l’intervento? L’intervento prevede generalmente diverse fasi: Valutazione iniziale: analisi del cuoio capelluto, della calvizie e della disponibilità dell’area donatrice. Prelievo: estrazione delle unità follicolari secondo la tecnica scelta. Preparazione: selezione e conservazione dei follicoli prelevati. Impianto: inserimento dei follicoli nelle zone diradate, rispettando la direzione e l’inclinazione naturale dei capelli. La procedura viene generalmente eseguita in anestesia locale e può durare diverse ore, in funzione del numero di follicoli da trapiantare. Recupero post-operatorio Prime 48 ore: possono comparire gonfiore, arrossamento e lieve fastidio. Prima settimana: si formano piccole crosticine nelle aree trattate. 10–14 giorni: le crosticine generalmente si staccano. Prime settimane: i capelli trapiantati possono cadere temporaneamente, fenomeno conosciuto come shock loss o caduta post-trapianto. 3–6 mesi: iniziano generalmente a comparire i nuovi capelli. 9–12 mesi: il risultato diventa più evidente. 12–18 mesi: può essere valutato il risultato complessivo, soprattutto nella zona frontale e nel vertex.
Trapianto di grasso aut
Trapianto di grasso autologo (Lipofilling) Il trapianto di grasso autologo, conosciuto anche come lipofilling, è una procedura di chirurgia plastica ed estetica che consiste nel prelevare il grasso da una zona del corpo del paziente, trattarlo e trasferirlo in un’altra area per ripristinare volumi, migliorare i contorni e correggere alcuni inestetismi. È una tecnica che utilizza il tessuto adiposo del paziente stesso, senza ricorrere a materiali sintetici. A cosa serve? Il trapianto di grasso autologo può essere utilizzato per: Ripristinare i volumi del viso. Riempire zigomi e guance svuotate. Attenuare solchi e depressioni cutanee. Migliorare alcuni esiti cicatriziali. Aumentare il volume di alcune aree del corpo. Migliorare la simmetria e i contorni corporei. Correggere alcune irregolarità dopo interventi chirurgici. Come funziona? La procedura prevede tre fasi principali: Prelievo: il grasso viene aspirato delicatamente da zone donatrici, come addome, fianchi o cosce, mediante apposite cannule. Preparazione: il tessuto adiposo viene purificato e selezionato attraverso specifici processi di trattamento. Innesto: il grasso preparato viene trasferito nella zona da trattare attraverso piccole iniezioni distribuite in diversi strati. Una parte del grasso trasferito viene naturalmente riassorbita dall’organismo, mentre la quota che attecchisce può mantenersi a lungo. In quali zone si può effettuare? Viso: zigomi, guance, tempie e solchi del volto. Seno: per un aumento volumetrico moderato o per correggere irregolarità selezionate. Glutei: per migliorare volume e profilo corporeo, secondo indicazioni e protocolli di sicurezza. Mani: per contrastare l’aspetto svuotato e migliorare il volume del dorso. Altre zone del corpo: per correggere depressioni e asimmetrie. Come si svolge l’intervento? La procedura viene eseguita in sala operatoria e può richiedere anestesia locale con sedazione oppure anestesia generale, in base all’estensione del trattamento. La durata varia generalmente da una a tre ore, in funzione delle aree interessate e della quantità di grasso da trasferire. Recupero post-operatorio Primi giorni: gonfiore, lividi e sensibilità nelle zone trattate e di prelievo. Prima settimana: il gonfiore inizia gradualmente a diminuire. 1–2 settimane: generalmente si riprendono molte attività quotidiane. 1–3 mesi: i tessuti si stabilizzano progressivamente. 3–6 mesi: è possibile valutare meglio il volume di grasso che si è mantenuto. I tempi possono variare in base all’estensione dell’intervento e alle caratteristiche individuali. Quanto dura il risultato? Il grasso che attecchisce e si stabilizza può rimanere a lungo, anche per anni. Tuttavia, una parte del volume trasferito viene normalmente riassorbita nei mesi successivi all’intervento. Il risultato dipende dalla tecnica di prelievo e innesto, dalla zona trattata e dalle caratteristiche del paziente. Possibili rischi e complicanze Gonfiore ed ematomi. Riassorbimento parziale del grasso. Asimmetrie e irregolarità. Formazione di noduli o cisti oleose. Infezioni. Necrosi del tessuto adiposo. Complicanze vascolari, anche gravi, soprattutto in alcune sedi anatomiche.
Tossina botulinica di tipo A
Tossina botulinica di tipo A La tossina botulinica di tipo A è una sostanza utilizzata in medicina estetica per ridurre temporaneamente le rughe d’espressione e prevenire la formazione di nuovi segni causati dalla contrazione ripetuta dei muscoli del viso. È uno dei trattamenti più richiesti per il ringiovanimento del volto, perché consente di ottenere un aspetto più disteso e riposato senza ricorrere alla chirurgia. A cosa serve? La tossina botulinica di tipo A viene utilizzata principalmente per: Ridurre le rughe frontali. Attenuare le rughe glabellari, tra le sopracciglia. Ridurre le zampe di gallina intorno agli occhi. Migliorare alcune asimmetrie delle sopracciglia. Sollevare leggermente la coda del sopracciglio in casi selezionati. Ridurre le rughe del naso, conosciute come bunny lines. Trattare alcune bande muscolari del collo, secondo indicazione. Oltre all’ambito estetico, la tossina botulinica viene utilizzata anche in medicina per diverse condizioni, come iperidrosi, emicrania cronica e disturbi muscolari, con specifiche indicazioni. Come funziona? La tossina botulinica di tipo A agisce temporaneamente sulla comunicazione tra nervi e muscoli, riducendo il rilascio di acetilcolina e limitando la contrazione muscolare. In questo modo: Il muscolo trattato si rilassa temporaneamente. Le rughe dinamiche diventano meno evidenti. La pelle appare più distesa e uniforme. Il risultato si mantiene per alcuni mesi, fino al progressivo ripristino dell’attività muscolare. Come si svolge il trattamento? Il medico valuta la mimica facciale e individua i muscoli da trattare. La procedura prevede: Analisi delle rughe e della mobilità muscolare. Individuazione dei punti di iniezione. Iniezione di piccole quantità di prodotto attraverso aghi molto sottili. Indicazioni per il comportamento nelle ore successive. Il trattamento dura generalmente 10–20 minuti e non richiede anestesia. Quando si vedono i risultati? Prime 24–72 ore: possono iniziare a comparire i primi effetti. 3–7 giorni: il rilassamento muscolare diventa più evidente. 10–14 giorni: il risultato è generalmente stabilizzato. 3–6 mesi: durata indicativa dell’effetto, variabile da persona a persona e in base all’area trattata. Possibili effetti collaterali e rischi Il trattamento è generalmente ben tollerato quando viene eseguito da un medico qualificato, ma può comportare: Piccoli lividi e gonfiore nei punti di iniezione. Mal di testa temporaneo. Sensazione di tensione nella zona trattata. Asimmetrie del viso. Abbassamento temporaneo della palpebra o del sopracciglio. Raramente, debolezza muscolare in aree non desiderate.
Peeling chimico
Peeling chimico Il peeling chimico è un trattamento di medicina estetica che consiste nell’applicazione sulla pelle di specifiche sostanze chimiche, come acido glicolico, salicilico, mandelico o tricloroacetico (TCA), per favorire il rinnovamento cellulare e migliorare la qualità della cute. È utilizzato per rendere la pelle più luminosa, uniforme e levigata, contrastando diversi inestetismi del viso e, in alcuni casi, del corpo. A cosa serve? Il peeling chimico può essere indicato per: Ridurre macchie cutanee e discromie. Migliorare le cicatrici superficiali da acne. Attenuare rughe sottili e segni del tempo. Contrastare punti neri e imperfezioni. Migliorare la luminosità e la texture della pelle. Ridurre alcune manifestazioni della pelle grassa. Uniformare il colorito e rendere la pelle più liscia. Tipologie di peeling chimico 1. Peeling superficiale Agisce sugli strati più esterni della pelle. È indicato per macchie leggere, pori dilatati, acne superficiale e incarnato spento. Generalmente richiede poco tempo di recupero. 2. Peeling medio Agisce più in profondità e può essere utilizzato per trattare macchie più evidenti, rughe sottili e alcuni esiti cicatriziali dell’acne. Può comportare arrossamento e desquamazione più intensi. 3. Peeling profondo Raggiunge gli strati più profondi della cute. È riservato a indicazioni selezionate e richiede una valutazione specialistica accurata, oltre a tempi di recupero più lunghi e a una gestione attenta dei rischi. Come si svolge il trattamento? Il medico valuta la pelle e sceglie il tipo di peeling più adatto. La procedura prevede generalmente: Detersione e preparazione della cute. Applicazione della sostanza chimica. Controllo del tempo di posa e della reazione cutanea. Neutralizzazione, quando prevista dal prodotto. Applicazione di prodotti lenitivi e protettivi. La seduta può durare indicativamente 15–30 minuti, in base alla sostanza utilizzata e alla profondità del trattamento. Recupero post-trattamento Prime 24–48 ore: possibile arrossamento e sensazione di tensione. Giorni successivi: può comparire desquamazione, soprattutto nei peeling medi e profondi. Dopo alcuni giorni: la pelle inizia progressivamente a recuperare. Settimane successive: il colorito e la texture possono migliorare gradualmente. La protezione solare SPF 50+ è fondamentale durante il recupero e secondo le indicazioni del medico. Quante sedute sono necessarie? Il numero di sedute dipende dall’inestetismo da trattare e dalla profondità del peeling. Peeling superficiale: spesso si effettuano più sedute. Peeling medio: può essere sufficiente una seduta o un ciclo personalizzato. Peeling profondo: generalmente viene eseguito in modo selettivo e non come trattamento ripetuto di routine. Possibili effetti collaterali e rischi Arrossamento e irritazione. Bruciore e sensibilità cutanea. Desquamazione. Alterazioni temporanee della pigmentazione. Iperpigmentazione post-infiammatoria. Infezioni o riattivazione dell’herpes. Cicatrici, soprattutto in seguito a peeling profondi o complicanze.
Calcio idrossiapatite
Filler a base di idrossiapatite di calcio Il filler a base di idrossiapatite di calcio (CaHA) è un trattamento di medicina estetica iniettabile utilizzato per ripristinare i volumi del viso, migliorare la definizione dei contorni e stimolare la produzione naturale di collagene. È conosciuto anche come filler biostimolante perché, oltre a fornire un effetto volumizzante immediato, favorisce nel tempo la produzione di nuovo collagene. A cosa serve? Il trattamento può essere utilizzato per: Ridefinire zigomi e profilo mandibolare. Migliorare la lassità cutanea del viso. Ridurre la visibilità di alcune rughe e pieghe. Migliorare la qualità e la compattezza della pelle. Ripristinare alcuni volumi del volto. Trattare alcune aree del collo e del décolleté, secondo indicazione. Come funziona? L’idrossiapatite di calcio è costituita da microsfere di materiale biocompatibile sospese in un gel veicolante. Dopo l’iniezione: Il gel produce un effetto volumizzante iniziale. Le microsfere stimolano progressivamente la produzione di collagene. Il gel viene gradualmente riassorbito. Il risultato si evolve grazie alla formazione di nuovo tessuto collagenico. Come si svolge il trattamento? Il medico valuta le caratteristiche del viso e individua le zone da trattare. Il prodotto viene iniettato con aghi sottili o cannule, a seconda dell’area e della tecnica utilizzata. La seduta dura generalmente 20–40 minuti e può essere effettuata in ambulatorio, senza anestesia generale. Quanto dura il risultato? La durata è variabile in base al prodotto, alla zona trattata e alle caratteristiche individuali. In molti casi il risultato può mantenersi per circa 12–18 mesi, talvolta più a lungo. Differenza tra idrossiapatite di calcio e acido ialuronico Idrossiapatite di calcio Acido ialuronico Effetto volumizzante e biostimolante Effetto principalmente volumizzante Stimola la produzione di collagene Non ha lo stesso effetto biostimolante Non è reversibile con ialuronidasi Generalmente reversibile con ialuronidasi Durata spesso 12–18 mesi Durata variabile, spesso 6–18 mesi Possibili effetti collaterali e rischi Gonfiore e arrossamento. Piccoli lividi. Dolore o sensibilità nella zona trattata. Noduli o irregolarità. Asimmetrie. Raramente, occlusione vascolare, con possibili danni cutanei e, in casi estremamente rari, complicanze visive.
Zigomoplastica
A cosa serve? Può essere indicata per: Aumentare il volume di zigomi poco pronunciati. Rendere il viso più scolpito e definito. Correggere asimmetrie o carenze di volume. Ripristinare il volume degli zigomi perso con l’invecchiamento. Migliorare l’equilibrio delle proporzioni del volto. Quali tecniche esistono? Zigomoplastica con protesi: vengono inserite protesi specifiche, generalmente in silicone o materiali biocompatibili, per aumentare la proiezione degli zigomi. Zigomoplastica con lipofilling: si utilizza il grasso prelevato da un’altra zona del corpo, opportunamente trattato e trasferito sugli zigomi. Tecniche con filler: permettono di aumentare temporaneamente il volume mediante sostanze riassorbibili, senza ricorrere a un intervento chirurgico vero e proprio. Come si svolge l’intervento? La tecnica varia in base alla situazione anatomica e al risultato desiderato. Nel caso delle protesi, l’intervento viene generalmente eseguito in anestesia generale o, in casi selezionati, in anestesia locale con sedazione. Le protesi possono essere inserite attraverso incisioni all’interno della bocca o, in alcuni casi, vicino alla palpebra inferiore. Recupero post-operatorio Gonfiore e lividi: frequenti nei primi giorni. Ripresa delle attività leggere: generalmente dopo circa 7–10 giorni. Riduzione del gonfiore: progressiva nelle settimane successive. Risultato definitivo: valutabile dopo alcuni mesi. Possibili rischi Come ogni intervento chirurgico, può comportare rischi quali infezioni, sanguinamento, asimmetrie, alterazioni della sensibilità, spostamento della protesi e risultati estetici non soddisfacenti. La tecnica più appropriata va valutata con uno specialista in chirurgia plastica.
Rinoplastica
La rinoplastica è un intervento di chirurgia plastica che permette di modificare la forma e le proporzioni del naso, armonizzandolo con il resto del viso. Può avere una finalità estetica, funzionale oppure entrambe. L’obiettivo è migliorare l’aspetto del naso, rispettando i lineamenti del volto e, quando necessario, correggendo eventuali problemi respiratori. Quali problemi può correggere? 1. Gobba dorsale: Permette di ridurre la prominenza presente sul dorso del naso, rendendo il profilo più regolare. 2. Punta del naso: Consente di rimodellare una punta larga, arrotondata, cadente o poco definita. 3. Naso deviato o asimmetrico: Può correggere deviazioni e irregolarità della struttura ossea e cartilaginea. 4. Problemi respiratori: Se associata alla settoplastica, può correggere deviazioni del setto nasale e alcune alterazioni strutturali che ostacolano la respirazione. Quali tipi di rinoplastica esistono? Rinoplastica estetica: Modifica la forma e le proporzioni del naso per migliorarne l’armonia con il viso. Rinoplastica funzionale: Interviene sulle strutture nasali per migliorare la respirazione. Rinosettoplastica: Combina la correzione estetica del naso con quella funzionale del setto nasale. Rinoplastica secondaria: È un intervento di revisione eseguito su un naso già operato, quando persistono imperfezioni estetiche o problemi funzionali. Come si svolge l’intervento? Visita preoperatoria: il chirurgo valuta la forma del naso, la struttura ossea e cartilaginea, la respirazione e le proporzioni del viso. Anestesia: generalmente viene utilizzata l’anestesia generale. Incisioni: possono essere effettuate all’interno delle narici (tecnica chiusa) oppure anche a livello della columella, la parte che separa le narici (tecnica aperta). Rimodellamento: il chirurgo modifica le strutture ossee e cartilaginee per ottenere la forma desiderata e preservare o migliorare la funzione respiratoria. Chiusura e medicazione: vengono applicati punti di sutura, una protezione esterna e, quando necessario, supporti interni. Recupero e risultati Fase Tempi indicativi Durata dell’intervento Circa 2–4 ore Rimozione della protezione esterna Generalmente dopo 7–10 giorni Gonfiore e lividi Più evidenti nelle prime 2 settimane Ripresa delle attività quotidiane Circa 1–2 settimane Ripresa dello sport Generalmente dopo 4–6 settimane Risultato definitivo 12–18 mesi, talvolta più a lungo Il gonfiore della punta del naso può persistere più a lungo rispetto a quello delle altre zone. Quali sono i rischi? Come ogni intervento chirurgico, la rinoplastica comporta alcuni rischi: Sanguinamento ed ematomi. Infezioni. Gonfiore persistente. Asimmetrie o irregolarità del profilo. Alterazioni temporanee della sensibilità. Persistenza o comparsa di difficoltà respiratorie. Necessità di un eventuale intervento correttivo. Il risultato dipende dalle caratteristiche anatomiche del paziente, dalla tecnica utilizzata e dal processo di guarigione. Rinoplastica con il Dott. Cardone
Otoplastica
L’otoplastica è un intervento di chirurgia plastica che permette di correggere la forma, la posizione e le proporzioni delle orecchie. È conosciuta soprattutto come intervento per correggere le cosiddette orecchie a sventola, ovvero orecchie eccessivamente sporgenti rispetto alla testa. L’obiettivo è ottenere orecchie più armoniose e proporzionate al viso, mantenendo un aspetto naturale. Quali problemi può correggere? 1. Orecchie a sventola Riduce la sporgenza delle orecchie e le avvicina alla testa. 2. Difetti della forma Corregge pieghe della cartilagine poco sviluppate o alterazioni della conformazione naturale dell’orecchio. 3. Asimmetrie Può migliorare differenze di posizione, forma e sporgenza tra le due orecchie. Come si svolge l’intervento? Visita preoperatoria: il chirurgo valuta la forma delle orecchie, la struttura della cartilagine e il grado di sporgenza. Anestesia: negli adulti viene spesso utilizzata l’anestesia locale, eventualmente associata a sedazione. Nei bambini può essere indicata l’anestesia generale. Incisione: viene generalmente praticata una piccola incisione dietro l’orecchio, in modo da nascondere la cicatrice. Rimodellamento della cartilagine: il chirurgo modifica la cartilagine mediante apposite suture e, quando necessario, rimodellamento o rimozione di una piccola porzione. Suture e medicazione: l’orecchio viene riposizionato e viene applicata una medicazione protettiva. Recupero e risultati Fase Tempi indicativi Durata intervento Circa 1–2 ore Dimissione Generalmente in giornata Medicazione iniziale Alcuni giorni Fascia elastica protettiva Spesso per alcune settimane, soprattutto durante la notte Ripresa delle attività quotidiane Dopo circa 5–7 giorni Risultato più stabile Dopo alcune settimane o mesi I tempi possono variare in base alla tecnica chirurgica e alla guarigione individuale. Quali sono i rischi? Come ogni intervento chirurgico, l’otoplastica presenta alcuni possibili rischi: Gonfiore ed ematomi. Infezioni. Cicatrici visibili o ispessite. Asimmetrie residue. Alterazioni temporanee della sensibilità. Recidiva parziale della sporgenza. Raramente, problemi di guarigione della cartilagine. Il risultato è generalmente duraturo, ma non è possibile garantire una simmetria perfetta. A chi è consigliata? L’otoplastica può essere eseguita sia negli adulti sia nei bambini, generalmente a partire dai 5–6 anni, quando lo sviluppo dell’orecchio è sufficientemente avanzato.
Mastoplastica additiva e riduttiva
Mastoplastica additiva e riduttiva: che cosa sono e come si svolgono La mastoplastica è un intervento di chirurgia plastica che permette di modificare il volume e la forma del seno, migliorandone le proporzioni rispetto alla corporatura. Si divide principalmente in due tipologie: Mastoplastica additiva: aumenta il volume del seno. Mastoplastica riduttiva: riduce il volume e il peso del seno. 1. Mastoplastica additiva La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico finalizzato ad aumentare il volume del seno mediante l’inserimento di protesi mammarie oppure, in casi selezionati, attraverso il trasferimento di grasso autologo (lipofilling). È indicata per donne che desiderano: Aumentare un seno naturalmente piccolo. Recuperare il volume perso dopo gravidanza e allattamento. Ripristinare la pienezza del seno dopo un dimagrimento. Migliorare eventuali asimmetrie. Ottenere un décolleté più pieno e proporzionato. Come si svolge l’intervento? Visita preoperatoria: vengono valutati forma, volume, simmetria del seno e caratteristiche anatomiche. Scelta delle protesi: si stabiliscono dimensione, forma e caratteristiche degli impianti in base alla corporatura e al risultato desiderato. Anestesia: generalmente generale. Inserimento delle protesi: attraverso un’incisione che può essere posizionata nel solco sottomammario, intorno all’areola o, meno frequentemente, in altre sedi. Posizionamento: la protesi può essere collocata sopra o sotto il muscolo pettorale, oppure con tecniche miste. Suture e medicazione: vengono chiuse le incisioni e applicato un reggiseno contenitivo. Recupero Fase Tempi indicativi Durata intervento 1–2 ore Ripresa attività leggere 1–2 settimane Reggiseno postoperatorio Secondo prescrizione, spesso 4–6 settimane Ripresa dello sport Generalmente 4–6 settimane Assestamento del seno Alcuni mesi Le protesi non sono dispositivi da considerare necessariamente permanenti: possono richiedere controlli nel tempo e, in alcuni casi, un intervento di sostituzione o revisione. 2. Mastoplastica riduttiva La mastoplastica riduttiva è un intervento che permette di diminuire il volume e il peso del seno, rimuovendo una parte del tessuto mammario, del grasso e della pelle in eccesso. È indicata soprattutto per donne con seno molto voluminoso che possono presentare: Dolori alla schiena, al collo e alle spalle. Solchi dolorosi provocati dalle spalline del reggiseno. Irritazioni cutanee sotto il seno. Difficoltà nello svolgimento dell’attività fisica. Disagio estetico e difficoltà nella scelta dell’abbigliamento. Come si svolge l’intervento? Visita preoperatoria: il chirurgo valuta il volume mammario, la forma del seno e la posizione delle areole. Anestesia: generalmente generale. Rimozione dei tessuti: viene eliminata una quantità selezionata di ghiandola mammaria, grasso e pelle. Rimodellamento: il seno viene ridotto e sollevato, riposizionando il complesso areola-capezzolo. Suture: la pelle viene ricomposta per ottenere un seno più leggero e proporzionato. Quali cicatrici rimangono? Le cicatrici dipendono dalla quantità di tessuto da rimuovere e dalla tecnica utilizzata. Le più comuni sono: Intorno all’areola. Verticale dall’areola al solco mammario. Orizzontale lungo il solco sottomammario, formando una T rovesciata. Recupero Fase Tempi indicativi Durata intervento 2–4 ore Ripresa attività leggere 1–2 settimane Reggiseno contenitivo Spesso 4–6 settimane Ripresa dello sport Dopo 4–6 settimane Risultato più stabile Dopo alcuni mesi La mastoplastica riduttiva può avere anche importanti benefici funzionali, oltre a quelli estetici. Differenze tra mastoplastica additiva e riduttiva Caratteristica Additiva Riduttiva Obiettivo Aumentare il seno Ridurre il seno Tecnica Protesi o lipofilling Asportazione di tessuto Anestesia Generalmente generale Generalmente generale Cicatrici Solitamente più contenute Variabili e spesso più estese Risultato Seno più voluminoso Seno più leggero e proporzionato Quali sono i rischi? Entrambi gli interventi comportano rischi chirurgici, tra cui infezioni, sanguinamento, ematomi, alterazioni della sensibilità, cicatrici e asimmetrie. Nel caso della mastoplastica additiva, possono verificarsi anche contrattura capsulare, rottura o spostamento della protesi e necessità di ulteriori interventi. Nel caso della riduttiva, possono verificarsi problemi di cicatrizzazione, alterazioni della sensibilità del capezzolo e possibili difficoltà nell’allattamento futuro. Mastoplastica con il Dott. Cardone
Mastopessi
La mastopessi, chiamata anche lifting del seno, è un intervento di chirurgia plastica che permette di sollevare e rimodellare il seno cadente (ptosi mammaria), restituendogli una forma più tonica, armoniosa e proporzionata. L’intervento è indicato soprattutto dopo gravidanze, allattamento, importanti dimagrimenti o con il naturale processo di invecchiamento, quando il seno perde tonicità ed elasticità. L’obiettivo è sollevare il seno senza necessariamente aumentarne il volume. Quali tipi di mastopessi esistono? 1. Mastopessi periareolare Prevede un’incisione intorno all’areola ed è indicata per cedimenti lievi. Permette di sollevare moderatamente il seno e correggere la posizione dell’areola. 2. Mastopessi verticale Prevede un’incisione intorno all’areola e una verticale fino al solco mammario. È indicata per cedimenti moderati e consente un rimodellamento più significativo. 3. Mastopessi a T rovesciata Prevede un’incisione intorno all’areola, una verticale e una orizzontale nel solco sottomammario. È indicata nei casi di maggiore rilassamento e quando è presente molta pelle in eccesso. Come si svolge l’intervento? Visita preoperatoria: il chirurgo valuta forma, volume, simmetria, elasticità della pelle e posizione delle areole. Anestesia: generalmente viene eseguita in anestesia generale. Rimozione della pelle in eccesso: viene eliminata la cute rilassata per rimodellare il seno. Sollevamento del seno: il tessuto mammario viene rimodellato e il complesso areola-capezzolo viene riposizionato più in alto, quando necessario. Suture: la pelle viene suturata seguendo la tecnica scelta, con cicatrici che dipendono dall’estensione della correzione. Mastopessi con o senza protesi? Senza protesi Solleva e rimodella il seno utilizzando il tessuto mammario già presente. Con protesi Associa il sollevamento all’inserimento di impianti per aumentare il volume e la pienezza, soprattutto nella parte superiore del seno. La scelta dipende dal volume di partenza, dalla quantità di tessuto mammario e dal risultato desiderato. Recupero e risultati Fase Tempi indicativi Durata dell’intervento Circa 2–3 ore Dimissione Spesso in giornata o dopo una notte Reggiseno contenitivo Generalmente 4–6 settimane Ripresa delle attività leggere Dopo circa 1–2 settimane Ripresa dello sport Dopo 4–6 settimane, con autorizzazione Risultato più stabile Dopo alcuni mesi I tempi variano in base alla tecnica utilizzata e alla guarigione individuale. Quali sono i rischi? Come ogni intervento chirurgico, la mastopessi comporta alcuni rischi: Sanguinamento ed ematomi. Infezioni e problemi di cicatrizzazione. Cicatrici evidenti o allargate. Asimmetrie del seno. Alterazioni della sensibilità di capezzoli e areole. Possibili difficoltà nell’allattamento futuro. Raramente, problemi di vascolarizzazione del capezzolo. Il risultato può modificarsi nel tempo a causa di gravidanze, variazioni di peso e invecchiamento. Ti interessa la mastopessi con il Dott. Cardone?